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	<title>Luca Michelini</title>
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	<description>Storico dell&#039;economia</description>
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		<title>L&#8217;egualitarismo anticapitalista di Filippo Buonarroti</title>
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		<pubDate>Fri, 17 May 2013 22:15:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>"L'eguaglianza deve misurarsi dalla capacità del lavoratore e dai bisogni del consumatore, e non dall'intensità di lavoro e dalla quantità degli oggetti consumati. Colui che, dotato di un certo grado di forza, solleva un peso di dieci libbre, lavora tanto quanto colui che, dotato di una forza quintupla, ne sposta uno di cinquanta. L'uomo che, per calmare una sete ardente beve una bottoglia d'acqua, non si procura un godimento maggiore di quello del suo simile che, leggermente assetato, ne... <a href="http://lucamichelini.eu/2013/05/17/egualitarismo-anticapitalista-di-filippo-buonarroti/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>&#8220;L&#8217;eguaglianza deve misurarsi dalla capacità del lavoratore e dai bisogni del consumatore, e non dall&#8217;intensità di lavoro e dalla quantità degli oggetti consumati. Colui che, dotato di un certo grado di forza, solleva un peso di dieci libbre, lavora tanto quanto colui che, dotato di una forza quintupla, ne sposta uno di cinquanta. L&#8217;uomo che, per calmare una sete ardente beve una bottoglia d&#8217;acqua, non si procura un godimento maggiore di quello del suo simile che, leggermente assetato, ne inghiotte un sorso. Lo scopo della comunità di cui si tratta è l&#8217;eguaglianza dei godimenti e delle fatiche, e non quella delle cose da consumare o dei compiti del lavoratore.&#8221;<a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/05/Unknown-5.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-771" title="Unknown-5" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/05/Unknown-5.jpeg" alt="" width="201" height="251" /></a></p>
	<p>&#8220;Le rivoluzioni sono le conseguenze necessarie delle lunghe ingiustizie, esse puniscono in un istante i misfatti di parecchi secoli. Perché quelli che le temono, lavorano senza posa a provocarne di nuove? Perché quelli che si compiacciono di esagerare ciò che chiamano gli eccessi della Rivoluzione francese, non li prevennero con l&#8217;abbandono volontario delle loro inique pretese che ne furono l&#8217;unica causa?&#8221;</p>
	<p>Per un&#8217;analisi del pensiero di Filippo Buonarroti rimando al saggio apparso su &#8220;Il Pensiero politico&#8221;, XLV, n. 3, uscito nell&#8217;aprile del 2013.</p>
	<p>Vedi il convegno organizzato dal <a href="http://www.storieinrete.org/storie_wp/?p=6223">Centro Filippo Buonarroti di Milano</a>.</p>
	<p>&nbsp;
</p>
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		<title>Da Monti a Letta</title>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2013 00:45:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; E’ necessario chiedersi per quale motivo il Pd si è fatto coinvolgere in questa operazione e per quale motivo oggi abbia rinnovato l’alleanza con il Pdl. La risposta è semplice, per quanto sgradevole a molti militanti democratici: perché l’ideologia montiana costituisce, al fondo, l’indelebile ragione sociale del Pd; perché il Pd è fortemente compromesso con la destra italiana, avendola legittimata prima e salvata più volte in seguito. Leggi tutto cliccando... <a href="http://lucamichelini.eu/2013/05/10/da-monti-a-letta/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
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	<p><a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/05/pd-pdl-inciucio-larghe-intese-governissimo-bertelli-micromega.gif"><img class="alignright size-medium wp-image-759" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/05/pd-pdl-inciucio-larghe-intese-governissimo-bertelli-micromega-300x182.gif" alt="" width="300" height="182" /></a></p>
	<p>E’ necessario chiedersi per quale motivo il Pd si è fatto coinvolgere in questa operazione e per quale motivo oggi abbia rinnovato l’alleanza con il Pdl.</p>
	<p>La risposta è semplice, per quanto sgradevole a molti militanti democratici: perché l’ideologia montiana costituisce, al fondo, l’indelebile ragione sociale del Pd; perché il Pd è fortemente compromesso con la destra italiana, avendola legittimata prima e salvata più volte in seguito.</p>
	<p><a href="http://ecoinformazioni.wordpress.com/2013/05/06/luca-michelini-da-monti-a-letta/">Leggi tutto cliccando qui</a></p>
	<p>&nbsp;
</p>
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		<title>Per Rodotà Presidente</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Apr 2013 07:58:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>1. Il PD è imploso. Per quanto ne abbia sempre criticato la linea politica, perché di impronta neo-liberista, non me ne compiaccio affatto. Quando una grande organizzazione democratica implode, va in frantumi un pezzo di democrazia; si apre la possibilità che le potenti forze che si oppongono strenuamente alla democrazia, possano vincere, portando il Paese, e l'Europa, nel baratro. 2. Diffidare del M5S e quindi non votare Rodotà può avere, forse (ma non per me) una sua logica; ma... <a href="http://lucamichelini.eu/2013/04/20/per-rodota-presidente/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong>1. Il PD è imploso</strong>. Per quanto ne abbia sempre criticato la linea politica, perché di impronta neo-liberista, non me ne compiaccio affatto. Quando una grande organizzazione democratica implode, va in frantumi un pezzo di democrazia; si apre la possibilità che le potenti forze che si oppongono strenuamente alla democrazia, possano vincere, portando il Paese, e l&#8217;Europa, nel baratro.</p>
	<p>2. Diffidare del M5S e quindi non votare Rodotà può avere, forse (<em>ma non per me</em>) una sua logica; ma questa logica risulta <strong>ASSURDA</strong> quando l&#8217;alternativa è fidarsi di Berlusconi, di una destra ancora profondamente reazionaria, se non fascista; quando l&#8217;alternativa è fidarsi ancora di Monti, o addirittura condividerne le scelte, che sono completamente fuori dalla storia, perché colpevoli di aggravare la crisi economica e politica e perché impediscono di scorgere i compiti che l&#8217;Italia ha di fronte a sé. Ancora più assurdo è pensare di poter fare da sé, di non cercare alleanze in Parlamento e nel Paese.</p>
	<p>3. <strong>Il PD è imploso per due ragioni</strong>, strettamente connesse.</p>
	<p>Il mondo dell&#8217;economia è radicalmente cambiato, con la crisi del 2008 ancora in corso. E con esso è implosa tutta la logica politica della Seconda Repubblica. Questo significa che anche tutte le altre formazioni politiche nate e vissute nella Seconda Repubblica devono rimettersi potentemente in gioco, cambiare radicalmente. L&#8217;alternativa, altrimenti, è chiara: il futuro bipolarismo sarà tra M5S e la destra di Berlusconi. Anche queste due forze, tuttavia, sono destinate a cambiare.</p>
	<p>Per coloro che ancora comprendono il significato profondo del lavoro svolto dai Padri Costituenti, è necessario capire che vanno cambiati profondamente i modelli e i linguaggi politici e gli orizzonti sociali ed economici. Questo significa vera, profonda e rinnovata democrazia politica. Essa è strumento indispensabile quando è la logica dell&#8217;economia a spingere verso una società dove <strong>l&#8217;agire collettivo e la giustizia sociale </strong>riacquistano <strong>NECESSARIAMENTE</strong> (cioè per la forza delle cose, e non per decisioni culturali o ideologiche) un ruolo di primo piano.</p>
	<p>4. Propongo la lettura di tre testi. Uno più astratto, teorico, <em>ma di chiara comprensione</em>; gli altri molto concreti, perché trattano di <strong>politica cittadina</strong>. Ritengo che la buona politica sia frutto del costante incontro tra teoria e pratica, in entrambe le direzioni (dalla teoria alla pratica e dalla pratica alla teoria). Separare questi due momenti, significa fare pessima politica, cioè politica di parte o amministrazione inutile dell&#8217;esistente.</p>
	<p><strong>Il primo testo è di Rodotà</strong>, apparso su &#8220;Italianieuropei&#8221;, dove si spiega che cosa sono i beni comuni.<br />
Gli altri due sono di Girolamo de Michele e di Francesca Coin, apparsi su &#8220;Roars&#8221;: si tratta del <strong>referendum sulla scuola che si sta svolgendo a Bologna</strong>.</p>
	<p><strong><a href="http://www.italianieuropei.it/it/italianieuropei-2-2013/item/2970-limportanza-dei-beni-comuni.html" target="_self">Stefano Rodotà: L&#8217;importanza dei beni comuni</a><br />
<a href="http://www.roars.it/online/non-potete-servire-a-dio-e-a-mammona/" target="_self">Girolamo de Michele: &#8220;Non potete servire a Dio e a mammona&#8221;</a><br />
<a href="http://www.roars.it/online/il-pd-la-curia-e-la-scuola-privata-una-storia-damore-e-perdizione-ovvero-perche-al-referendum-di-bologna-scegliamo-a/" target="_self">Francesca Coin, Il Pd, la Curia e la scuola privata</a></strong></p>
	<p>&nbsp;
</p>
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		<title>Comico e serio in politica. A margine della Direzione del PD e di una pièce &#8220;grillina&#8221; di Dario Fo</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Mar 2013 08:52:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>&#160; 1. Il linguaggio di un gruppo sociale organizzato ha i propri, complessi sottintesi. Della “liturgia del PD” so interpretarne solo una parte, non facendo parte di quel consesso ed anzi avendolo criticato “da sinistra” più volte1. Pur con questi limiti, alcune riflessioni sulla direzione del PD si possono proporre. Si è trattato di una discussione vera e sentita, se pure ingessata, inevitabilmente, dalla larga partecipazione. 37 minuti di relazione di Bersani e poi 7... <a href="http://lucamichelini.eu/2013/03/09/comico-e-serio-in-politica-a-margine-della-direzione-del-pd-e-di-una-piece-grillina-di-dario-fo/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>&nbsp;</p>
	<p>1. Il linguaggio di un gruppo sociale organizzato ha i propri, complessi sottintesi. Della “liturgia del PD” so interpretarne solo una parte, non facendo parte di quel consesso ed anzi avendolo criticato “da sinistra” più volte<a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a>. Pur con questi limiti, alcune riflessioni sulla direzione del PD si possono proporre.</p>
	<p>Si è trattato di una discussione vera e sentita, se pure ingessata, inevitabilmente, dalla larga partecipazione. 37 minuti di relazione di Bersani e poi 7 minuti ad oratore, nel corso di una seduta fiume, non tutta fruibile sul web. La differenza tra la relazione di Bersani e la discussione è, inevitabilmente, rilevante: un tentativo <em>serio</em> di cambiare passo la prima, talvolta sconcertante la seconda per la confusione d&#8217;analisi.<a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/Unknown1.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-701" title="Unknown" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/Unknown1.jpeg" alt="" width="170" height="260" /></a></p>
	<p>Bersani parla di una fase nuova, che definisce di “transizione”, di un “sommovimento profondo”, europeo, <em>per ora </em>solo mediterraneo (Grecia, Portogallo, Spagna,  Italia): “lo sciame sismico che scuote le democrazie aumenta di intensità”. La causa è duplice: l&#8217;esplodere di una drammatica “questione sociale” (si è di fronte ad una “esperienza inedita di impoverimento”); l&#8217;inadeguatezza della politica nel rispondervi.</p>
	<p>L&#8217;inadeguatezza politica e istituzionale è aggravata, in Italia, da una radicata antistatualità, dal berlusconismo, da comportamenti immorali e da privilegi di una classe dirigente non solo politica. Emerge una consapevolezza del tutto nuova: che la governabilità non è solo una questione di numero di seggi parlamentari, ma si costruisce “nel rapporto reale e morale” tra governanti e governati. Senza questo rapporto, il Paese entra nel caos, “esplode” come una pentola a pressione. L&#8217;insofferenza non trova espressione solo in M5S, nella notevole astensione, ma anche in altri partiti, compreso il PD. Su Monti il giudizio sembrerebbe critico e in parte autocritico: si tratta di una esperienza fallimentare, che “il sistema” ha voluto imporre come passaggio inevitabile. Le elezioni segnano una sconfitta politica del PD, soprattuto al Sud e nelle categorie più colpite dalla crisi e tradizionale riferimento dello stesso partito. Mancando le riforme politiche, si è stati  considerati “omologati” al sistema.</p>
	<p>L&#8217;assunzione di responsabilità questa volta, a differenza delle altre, deve implicare un cambiamento profondo del Paese. Bersani elenca 8 punti, che alcuni interventi (Soru, p.es.), a ragione, hanno ritenuto fin troppo fitti e complessi. In ogni caso, questi punti possono essere considerati un primo tentativo di ricostruire, in Italia, un partito di classico stampo socialdemocratico, almeno sul versante della politica economica<a name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a>. Primo e <em>timidissimo</em> tentativo, aggiungo; ma significativo perché nel DNA del PD c&#8217;è un robustissima ispirazione al post-laburismo <em>à la</em> Tony Blair<a name="sdfootnote3anc" href="#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a>. Le elezioni, quindi, sembrerebbero avere smosso <em>realmente</em> il grande gigante dai piedi d&#8217;argilla (costituiti, appunto, dal post-laburismo). Il punto, naturalmente, è capire se questo risveglio non sia tardivo e non implichi una autocritica ben più radicale, <em>e quindi più efficace per l&#8217;azione</em>, di quella contenuta della relazione di Bersani: perché non ci si può nascondere che il post-laburismo <em>à la</em> Tony Blair è tra le <em>cause</em> di questa spaventosa crisi economica e politica che travolge l&#8217;Europa intera.</p>
	<p>Sul piano dell&#8217;iniziativa politica Bersani vuole un PD disponibile al dialogo, ma non con Berlusconi, colpevole di avere sistematicamente impedito il cambiamento. Il discorso, dunque, è rivolto a M5S, anche se non si chiude del tutto la porta a Monti. Il primo banco di prova della discussione saranno, ovviamente, la cariche istituzionali più importanti del Paese: Presidenze delle due Camere e Presidenza della Repubblica.</p>
	<p>Forse il passaggio più importante, dal punto di vista tattico, della relazione di Bersani, è la chiusa, dove si lascia intravvedere che, di fronte all&#8217;impasse istituzionale e politica che potrebbe aprire la porta a scenari pericolosi e imprevedibili, il segretario e Presidente del Consiglio <em>in pectore</em> è disposto a farsi da parte. Bersani è pronto a “fare ciò che si deve, non ciò che si vuole”. E&#8217; stato Walter Tocci il più esplicito nell&#8217;invitare ad una grande flessibilità tattica ed ad abbandonare, se necessario, l&#8217;idea di avere la Presidenza del Consiglio (se ho compreso bene). Nessuno ha preso in considerazione l&#8217;ipotesi di ribaltare la logica politica incardinata sul conteggio del numero dei parlamentari: cioè nessuno ha preso in considerazione l&#8217;ipotesi che sia il PD ad offrire un appoggio esterno ad un governo progressista di cambiamento.</p>
	<p><a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/images.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-702" title="images" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/images.jpeg" alt="" width="228" height="221" /></a></p>
	<p>2. Il dibattito è stato caratterizzato da sfumature differenti. Alcuni sono sbilanciati a sinistra, come Fassina e Gualtieri, che vorrebbero una Europa sociale e politica e un ritorno alla classica socialdemocrazia. Altri guardano ancora con favore a Monti, come Franceschini (che lo vorrebbe alleato per le elezioni di Roma) e Ranieri, che valuta positivamente il governo in carica e invoca un Governo del Presidente della Repubblica. Alcuni sono seriamente preoccupati di M5S: Anna Finocchiaro invoca la nascita di una sorta di sentinelle della democrazia e nota come i deputati di M5S siano dei “perfetti sconosciuti” anzitutto ai propri elettori, a differenza di quelli del PD. Per Alessandra Moretti, invece, il PD dovrebbe rifare propri alcuni slogan di M5S, tipicamente di sinistra: beni comuni, ambiente, trasparenza, reddito cittadinanza, scuola pubblica, democrazia partecipativa, critica delle politiche d&#8217;austerità. Civati sottolinea come il programma economico di M5S sarà scritto da Stiglitz e Fitoussi, “che non sono degli stronzi” (sic! Forse avrebbe dovuto spiegare un po&#8217; meglio di chi si tratta&#8230; ). In molti (ma non tutti: alcuni, come Franceschini, si lamentano che i sondaggi&#8230; erano sbagliati a proposito di M5S!) hanno sottolineato la distanza del PD dal Paese reale e, soprattutto, dal Sud (Emiliano), la sotto utilizzazione del popolo delle primarie, la scarsa collegialità e trasparenza dei meccanismi decisionali interni.</p>
	<p>Di gran lunga maggioritaria (ma non era possibile ascoltare in differita tutti gli interventi) la vera e propria scoperta dell&#8217;esistenza della “questione sociale” e l&#8217;esigenza di un profondo rinnovamento della politica, del partito e delle istituzioni.</p>
	<p>Unanime sembrerebbe la chiusura verso Berlusconi. D&#8217;Alema si rammarica che la destra italiana non sia “normale”, cioè europea, e quindi sia impossibile una grande coalizione, che lui vorrebbe <em>tanto</em>: viene da chiedersi cosa mai abbia fatto il PD e D&#8217;Alema, di serio coraggioso e incisivo, per impedire che il Paese finisse nelle mani di tale impresentabile destra. A coloro che vedono con preoccupazione le spinte autoritarie del leader di M5S, è forse opportuno ricordare che il fascismo, quello <em>vero</em><a name="sdfootnote4anc" href="#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a>, è stato sdoganato <em>sistematicamente</em> dalla politica della Seconda Repubblica, con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Come non ricordare, poi, l&#8217;assurda riforma della Costituzione che ha legittimato la Lega, cioè un partito esplicitamente xenofobo?</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>3. A proposito delle riforme istituzionali permangono profonde ambiguità: quanto maggiore è ritenuto il pericolo per l&#8217;involuzione verso destra della situazione, M5S compreso, quanto più si dovrebbe essere cauti nello smantellare la Costituzione e proporre riforme maggioritarie e premiali della legge elettorale (addirittura presidenziali, come propone Marta Negri). Il rischio serissimo è di dare in mano ai futuri <em>nemici</em> della democrazia (che per alcuni del PD potrebbero essere, dopo elezioni ravvicinate, quelli della destra berlusconiana) un meccanismo istituzionale potentissimo. Se i padri costituenti erano per il proporzionale puro avevano solidi argomenti, che i numerosi, attuali “preoccupati del proto-fascismo nascente” (sic!) dovrebbero meditare a lungo. Come non ricordare che il maggioritario e la lotta per la governabilità erano nei programmi del fascismo e hanno <em>sempre</em> caratterizzato la critica reazionaria, neo-fascista e piduista della Repubblica?</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>4. Due gli argomenti assenti negli 8 punti di Bersani. Anzitutto una riflessione sulla giustizia intesa come macchina amministrativa e non solo come procedure e leggi: il Paese vacilla e involve anche perché giustizia (penale e civile) <em>quasi mai </em>è fatta. In secondo luogo, nulla a proposito di una profonda riforma del sistema televisivo e, più in generale, di tutti i media.</p>
	<p>L&#8217;argomento “media” è vastissimo. Implica ragionamenti molto eterogenei tra loro: sull&#8217;impero economico di Berlusconi (Mediaset, Mondadori, “Il Giornale” ecc.); sulla televisione come cassa di risonanza acritica del Vaticano; sulla mancanza di reale pluralismo; e via discorrendo. Visti i tempi, si potrebbe cominciare a riflettere sul ruolo crescente che il sistema televisivo ha dato, nel corso degli anni, alla satira politica e alla comicità. Cioè ad autori quali Benigni, Crozza, Dandini, Fazio, Fo (è da vedere il video postato sul sito di Grillo, dove si annuncia, a suon di tromba vocale, l&#8217;imminente rivoluzione anarcoide), Guzzanti, e&#8230; Grillo. Non sono un esperto in materia, ma forse il tema riesco a focalizzarlo.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>5. Il sistema televisivo, cioè <em>la più potente industria culturale del Paese</em>, ha dato una sostanziale delega al “giullare” del <em>libero discorso politico e della critica del potere</em>. <em>Solo</em> al giullare è stata data la possibilità, addirittura stipendiata e pubblicizzata in forme milionarie, di dire la <em>verità</em>, di criticare il potere, di criticare  anche i propri referenti politici, addirittura di <em>informare </em>(il programma “Le Iene”).</p>
	<p>E ciò accadeva mentre tutto il resto dell&#8217;offerta televisiva è stata relegata nell&#8217;ambito della propaganda e della pubblicità (che ha assunto varie e nuove forme: pubblicità sono ora programmi, film, serie tv ecc.), dello svago, dell&#8217;avanspettacolo, dell&#8217;intrattenimento. E tutto ciò accadeva mentre si smantellava sistematicamente la scuola pubblica di ogni ordine e grado, togliendole risorse e importanza, sfregiando anche la Costituzione (si vedano gli insegnanti nominati dai vescovi e i finanziamenti alla scuola privata). E tutto ciò, mentre il sistema dell&#8217;informazione nel suo complesso veniva sistematicamente offeso, ora ridotto sotto il controllo partitico, ora dato in mano a gruppi industriali e finanziari, ora intimidito in mille forme. E tutto ciò, mentre si impediva il libero (gratuito) accesso ad internet e mentre si sottofinanziava sistematicamente l&#8217;intero mondo della cultura (musica, teatro, cinema) o si tentava di appaltare al potere economico addirittura il sistema universitario. E tutto ciò, mentre le città d&#8217;arte e il paesaggio (il bello) venivano sommersi da colate di insulso e invenduto cemento. E tutto ciò, mentre veniva portato un attacco senza precedenti al mondo del lavoro, marginalizzato da ogni punto di vista (sociale, economico, politico, culturale) e quindi reso di fatto incapace di partecipare da protagonista alle scelte pubbliche. E tutto ciò, mentre la nostra Costituzione rimaneva terribilmente inapplicata quasi articolo per articolo  (il primo che mi viene in mente: l&#8217;art. 11, piuttosto che quello che vorrebbe la <em>gratuità</em> della scuola dell&#8217;obbligo; ma l&#8217;elenco è assai lungo) e veniva quindi mostrata la <em>comicità</em> delle regole, delle leggi e delle istituzioni italiane: sistematicamente <em>violate</em>. Fino  all&#8217;assurdità (alla comicità) di modificare, “agenda Monti” e “agenda Merkel” alla mano, cioè secondo proponimenti che <em>solo oggi</em> vengono percepiti come <em>irrealizzabili e destabilizzanti</em>, la nostra Costituzione.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>6. Insomma: mentre il “giullare” diveniva l&#8217;unica figura in grado di proporre, al di fuori del ristrettissimo circuito della cultura d&#8217;élite, un discorso <em>serio</em> sulla realtà, serio perché <em>tentava</em> di fare i conti per davvero con i problemi del Paese reale, quelli che si presentavano come <em>seri</em> rappresentanti del popolo sovrano hanno smantellato in modo sistematico tutti gli strumenti per un effettivo esercizio della sovranità da parte del popolo ed hanno sistematicamente minato, con le politiche economiche proposte, la propria credibilità e quella delle istituzioni repubblicane, hanno deliberatamente circoscritto in una impenetrabile, sempre più esigua, riserva autoreferenziale (e spesso cortigiana o totalmente avulsa dal Paese reale: si veda il governo dei &#8220;professori&#8221;, di &#8220;tecnici&#8221; che, &#8220;per sbaglio&#8221;, mettono sul lastrico migliaia di lavoratori) coloro i quali producono il sapere. Ridurre il popolo sovrano ad un popolo di consumatori e di elettori può essere forse vantaggioso in periodi di crescita economica e quando il mercato interno non è poi così importante; rischia, invece, di esasperarne gli animi in periodi di profondissima ed europea recessione. La riduzione drastica di opportunità e di consumi ha finito per proporre della politica sedicente <em>seria </em>uno spettacolo comico, nel senso, questa volta, di <em>ridicolo</em>, di <em>miserabile</em>, di retorico, di posticcio, di teatrale, di decadente, di finto, di totalmente separato dalla realtà, di inadeguato. Esempio: viviamo quotidianamente il trionfo della retorica religioso-politica-conservatrice della famiglia, in un Paese dove non esiste alcuna seria politica per le famiglie e che è <em>costretto</em> a rimanere incardinato sul familismo amorale. E il pensiero, a prescindere dall&#8217;esempio, non corre solo ai “Bunga-Bunga”, non solo all&#8217;avanspettacolo di deputati dipendenti-di-fatto da Mediaset; il pensiero, <em>purtroppo</em>, corre anche alla retorica di una sinistra sostanzialmente priva di una vera identità (Civati ammette: “molti di noi hanno perso il senso” nella continua <em>contrapposizione</em> tra liberalismo e socialdemocrazia) e che al riparo di alcuni logori slogan (“giustizia”) ha dato un contributo formidabile a destabilizzare, socialmente e politicamente, l&#8217;intero Paese.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>7. Si teme che il “popolo” obbedisca al demiurgo di turno? Allora si capisca, una volta per sempre, che la Repubblica ha come fondamentale e primario obiettivo l&#8217;elevamento economico, sociale e culturale di ogni suo membro. Purtroppo, veniamo da una stagione politica, quella dell&#8217;intera Seconda Repubblica, dove invece che rimuovere gli ostacoli di natura economica e sociale che impediscono l&#8217;effettivo esercizio dei diritti individuali (che sono&#8230; <em>in evoluzione</em>), se ne sono messi deliberatamente di sempre maggiori. Si teme il populismo? Si trasformi il “popolo” in “cittadini”. Si dovrebbe finalmente capire che il fascismo non si combatte tanto e solo con misure preventive e repressive di questo o quel movimento, o con (comiche) “sentinelle della democrazia” (che, se serie e necessarie per davvero, <em>personalmente</em> mi vedrebbero impegnato, sia ben chiaro, anche se dubito che scorgerei il filo di perle della Finocchiaro), ma applicando <em>integralmente</em> la nostra Costituzione o facendola evolvere nella direzione del <em>progresso</em>. Si è antifascisti per davvero solo impedendo <em>concretamente</em> che si ripropongano le condizioni sociali ed economiche che lo alimentano. La nostra <em>originaria</em> “costituzione economica” non era un inattuale rimbrotto moralistico rivolto al capitalismo; era un tentativo <em>serio</em> di imbrigliarne le più pericolose manifestazioni.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<div id="sdfootnote1">
	<p><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a><span style="font-size: x-small;">Dove 	per sinistra non intendo affatto l&#8217;appartenenza ad un qualche 	partito a sinistra del PD. </span></p>
	</div>
	<div id="sdfootnote2">
	<p><a name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a><span style="font-size: x-small;">1. 	Superamento delle politiche di austerità con una politica di 	investimenti pubblici produttivi, demandando al medio periodo la 	soluzione della questione del debito e ponendo, invece, come urgenze 	di breve periodo interventi sull&#8217;economia reale.</span></p>
	<p><span style="font-size: x-small;">2. 	Una politica per il lavoro (ma non usa mai la parola “piena 	occupazione”): pagamenti della pubblica amministrazione ricorrendo 	alla emissione di BOT, finanza d&#8217;impresa tramite la Cassa depositi e 	prestiti, allentamento del patto stabilità per i Comuni, la banda 	larga, la riduzione del costo lavoro </span><span style="font-size: x-small;"><em>stabile</em></span><span style="font-size: x-small;">, 	il superamento degli automatismi della legge Fornero, 	l&#8217;universalizzazione della cassa integrazione, istituzione del 	reddito minimo garantito, provvedimenti sull&#8217;IMU, riorganizzazione 	della pubblica amministrazione, risoluzione del problema “esodati”, 	premio della fedeltà fiscale e revesione del modus operandi di 	Equitalia, rilancio anche comunitario di politiche per l&#8217;occupazione 	rivolte al Sud.</span></p>
	<p><span style="font-size: x-small;">3. 	Dimezzamento dei parlamentari e abolizione delle Province; 	adeguamento delle retribuzioni parlamentari a quelle dei sindaci; 	“disboscamento” delle società pubbliche a livello locale; una 	legge sui partiti; nuova legge elettorale a doppio turno di 	collegio.</span></p>
	<p><span style="font-size: x-small;">4. 	Legge sulla corruzione, sulla prescrizione, sul riciclaggio, sul 	falso in bilancio, sul voto di scambio, lsulla frode fiscale.</span></p>
	<p><span style="font-size: x-small;">5. 	Legge sul conflitto d&#8217;interesse (proposta di legge 	Elia-Onida-Bassanini), sull&#8217;incandidabilità, sui doppi incarichi.</span></p>
	<p><span style="font-size: x-small;">6. 	Incentivazione della </span><span style="font-size: x-small;"><em>green 	economy</em></span><span style="font-size: x-small;">, recupero 	delle aree dismesse e stop al consumo suolo, trasformazione del 	ciclo rifiuti, da costo a risorsa.</span></p>
	<p><span style="font-size: x-small;">7. 	Diritti: cittadinanza per i minori nati in Italia; unioni civili sul 	modello della legislazione tedesca;</span></p>
	<p><span style="font-size: x-small;">8. 	Istruzione e ricerca: diritto allo studio, adeguamento delle 	strutture scolastiche, piano organico-precari, reclutamento dei 	ricercatori.</span></p>
	</div>
	<div id="sdfootnote3">
	<p><a name="sdfootnote3sym" href="#sdfootnote3anc">3</a><span style="font-size: x-small;">Cfr. 	L. Michelini, </span><span style="font-size: x-small;"><em>La fine 	del liberismo di sinistra (1998-2008)</em></span><span style="font-size: x-small;">, 	Firenze, Il Ponte Editore, 2008.</span></p>
	</div>
	<div id="sdfootnote4">
	<p><a name="sdfootnote4sym" href="#sdfootnote4anc">4</a><span style="font-size: x-small;"> Ovvero quello di Alemanno, La Russa, Storace, quello che considera 	Fini un “traditore”, quello di Marcello Veneziani, che ha 	imperversato su giornali berlusconiani e in istituzioni pubbliche 	facendo, al tempo stesso, conferenze a Casa Pound asserendo (senza  	suscitare alcun malumore tra i “democratici benpensanti”) che 	Forza Italia è “ideologicamente neutra”, un buon veicolo sul 	quale salire, insomma.</span></p>
	</div>
	<p>&nbsp;
</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Dopo il voto</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Mar 2013 00:19:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Elezioni 2013]]></category>
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		<description><![CDATA[<p>Conferenza stampa di Bersani dopo il voto: un uomo a pezzi, sconfitto. Si rammarica che la legge elettorale non gli abbia consegnato il Paese: la prima, agghiacciante riflessione che propone è che ci vorrebbe una legge ancora più antidemocratica della vigente! Sulle riforme istituzionali cerca convergenze in parlamento anche con Berlusconi. Poi la fuga in avanti: il grave disagio sociale, che ha favorito messaggi "palingenetici" e "semplificazioni"1 ed è causa "profonda" della sconfitta del... <a href="http://lucamichelini.eu/2013/03/03/dopo-il-voto/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: small;"><span style="color: #262626;">Conferenza stampa di Bersani dopo il voto: un uomo a pezzi, sconfitto. </span><span style="color: #262626;">S</span><span style="color: #262626;">i rammarica che la legge elettorale non gli abbia consegnato il Paese: </span><span style="color: #262626;">l</span><span style="color: #262626;">a prima, agghiacciante riflessione che </span><span style="color: #262626;">propone</span><span style="color: #262626;"> </span><span style="color: #262626;">è che </span><span style="color: #262626;">ci </span><span style="color: #262626;">vorrebbe una legge ancora più antidemocratica della vigente! </span><span style="color: #262626;">S</span><span style="color: #262626;">ulle riforme istituzionali cerc</span><span style="color: #262626;">a</span><span style="color: #262626;"> convergenze in parlamento </span><span style="color: #262626;">anche </span><span style="color: #262626;">con Berlusconi. Poi la fuga in avanti: il grave disagio sociale, che ha favorito messaggi &#8220;palingenetici&#8221; e &#8220;semplificazioni&#8221;<a name="sdfootnote1anc" href="#sdfootnote1sym"><sup>1</sup></a> ed è causa &#8220;profonda&#8221; della sconfitta del PD, è cagionato anche da politiche europee &#8220;francamente sbagliate&#8221;: e quelle politiche il PD vuole cambiare. Peccato che fino all&#8217;altro ieri il PD abbia appoggiato la politica economica di Monti, lasciando intendere che Monti sarebbe stato l&#8217;alleato del futuro. E poi vien da pensare: ma se appena appena, forse, il PD avrà la forza di governare il cortile di casa per un pugno di ore&#8230;<a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/images-3.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-691" title="images-3" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/images-3.jpeg" alt="" width="190" height="240" /></a></span></span></p>
	<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #262626;">Queste elezioni, insomma, segnano la sconfitta secca del PD e dei suoi alleati. Non vi posso essere dubbi. Un uomo politico vero capirebbe che è </span><span style="color: #262626;">giunto il momento di</span><span style="color: #262626;"> lasciare. E questa sconfitta rende ancora più insopportabile </span><span style="color: #262626;">gli attuali </span><span style="color: #262626;">PD e SEL, anzitutto nelle loro </span><span style="color: #262626;">vigenti</span><span style="color: #262626;"> dirigenze, perché la rappresentanza parlamentare che ne hanno tratta (e che per Vendola era tutto, cioè racchiudeva </span><span style="color: #262626;"><em>l&#8217;intera</em></span><span style="color: #262626;"> sua strategia politica) è assolutamente irrealistica e antidemocratica. </span><span style="color: #262626;">E</span><span style="color: #262626;"> perché il PD e SEL avranno la tentazione forse irresistibile (la speranza è che vi resistano, </span><span style="color: #262626;">però</span><span style="color: #262626;">… ) di considerare quel numero di parlamentari una fotografia del Paese reale. Secondo la logica consueta fin qui seguita dal PD e da tutti i partiti della Seconda Repubblica: </span><span style="color: #262626;">comandare invece di governare, dominare invece di dirigere, epurare invece di esercitare egemonia, </span><span style="color: #262626;">escludere invece di includere,</span><span style="color: #262626;"> </span><span style="color: #262626;">e via via discorrendo, secondo infinite </span><span style="color: #262626;"><em>scorciatoie</em></span><span style="color: #262626;">. Vedere </span><span style="color: #262626;">in tv</span><span style="color: #262626;">, poi, lo stato maggiore del PD riunirsi a Roma per decidere la linea strategica e tattica, con i vari D&#8217;Alema, Bindi, Damiano, </span><span style="color: #262626;">Letta</span><span style="color: #262626;"> ecc., fa cascare le braccia: quel numero notevole di deputati e </span><span style="color: #262626;">di </span><span style="color: #262626;">senatori dovrebbe stare agli ordini di un gruppo dirigente che ha subito innumerevoli sconfitte? Semplicemente pazzesco. O meglio: </span><span style="color: #262626;">semplicemente </span><span style="color: #262626;">la conseguenza del fatto che i parlamentari sono dei nominati. </span><span style="color: #262626;">E forse anche </span><span style="color: #262626;">conseguenza </span><span style="color: #262626;">dell&#8217;irrisolto rapporto legislativo-istituzionale </span><span style="color: #262626;">e costituzionale </span><span style="color: #262626;">tra Parlamento e partiti. </span><span style="color: #262626;">L&#8217;augurio è che </span><span style="color: #262626;">questi parlamentari </span><span style="color: #262626;">- </span><span style="color: #262626;">grillini compresi, ben inteso<a name="sdfootnote2anc" href="#sdfootnote2sym"><sup>2</sup></a></span><span style="color: #262626;">; la destra, invece, pare proprio incapace di fare a meno di un padrone </span><span style="color: #262626;">-</span><span style="color: #262626;"> si</span><span style="color: #262626;"> ricordino che loro, ora, sono i rappresentanti del popolo e </span><span style="color: #262626;">che</span><span style="color: #262626;">, nei limiti della Costituzione, esercitano la sovranità.<a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/Unknown-7.jpeg"><img class="alignright size-full wp-image-697" title="Unknown-7" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/03/Unknown-7.jpeg" alt="" width="251" height="201" /></a></span></span></span></p>
	<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #262626;">Un voto </span><span style="color: #262626;">(sui tre a disposizione, essendo il sottoscritto lombardo) </span><span style="color: #262626;">a M5S l&#8217;ho dato e quindi condivido </span><span style="color: #262626;">in gran parte </span><span style="color: #262626;">le analisi sul voto </span><span style="color: #262626;">offerte da</span><span style="color: #262626;"> Barbara Spinelli<a name="sdfootnote3anc" href="#sdfootnote3sym"><sup>3</sup></a>, Paul Krugman<a name="sdfootnote4anc" href="#sdfootnote4sym"><sup>4</sup></a>, Marco Travaglio<a name="sdfootnote5anc" href="#sdfootnote5sym"><sup>5</sup></a>, Paolo Floris d&#8217;Arcais<a name="sdfootnote6anc" href="#sdfootnote6sym"><sup>6</sup></a>, Marco Revelli<a name="sdfootnote7anc" href="#sdfootnote7sym"><sup>7</sup></a>. </span><span style="color: #262626;">Sintetizzando </span><span style="color: #262626;">parte dei loro ragionamenti, quell</span><span style="color: #262626;">a </span><span style="color: #262626;">che </span><span style="color: #262626;">più</span><span style="color: #262626;"> condivido</span><span style="color: #262626;">: </span><span style="color: #262626;">M5S è il frutto dell&#8217;arroccamento oligarchico che la società italiana ha conosciuto nel corso di tutta la Seconda Repubblica, governi di centro-sinistra compresi: arroccamento partitico, istituzional-politico, economico e sociale. M5S è una volontà e una speranza di cambiamento, </span><span style="color: #262626;">per quanto vi affiorino atteggiamenti inquietanti</span><span style="color: #262626;">: è un voto laico e trasversale anche per tradizioni politiche d&#8217;appartenenza, pronto a spostarsi nuovamente a seconda delle circostanze. E&#8217; evidente che PD e M5S nel prossimo futuro si giocano l&#8217;intera loro esistenza. E&#8217; evidente che M5S potrebbe evolvere o a sinistra o a destra, rapidamente. E che l&#8217;alternativa ad un impensabile governo P</span><span style="color: #262626;">D</span><span style="color: #262626;">-P</span><span style="color: #262626;">DL </span><span style="color: #262626;">(come da speranze grilline, pare, anche per la probabile conseguente vittoria trionfale </span><span style="color: #262626;">che ne conseguirebbe </span><span style="color: #262626;">alle successive elezioni)</span><span style="color: #262626;">, </span><span style="color: #262626;">che segnerebbe la fine del PD,</span><span style="color: #262626;"> </span><span style="color: #262626;">possa essere</span><span style="color: #262626;"> un appoggio esterno del PD a M5S (<em>primo</em> partito del Paese), di carattere programmatico, </span><span style="color: #262626;">forse non è un&#8217;ipotesi </span><span style="color: #262626;">priva di senso</span><span style="color: #262626;">.</span><span style="color: #262626;"> </span><span style="color: #262626;">Come non lo è</span><span style="color: #262626;"> un governo “tecnico”, ma schierato programmaticamente </span><span style="color: #262626;">e coraggiosamente </span><span style="color: #262626;">a sinistra </span><span style="color: #262626;">e</span><span style="color: #262626;"> con una</span><span style="color: #262626;"> </span><span style="color: #262626;">solida conoscenza e pratica della liberal-democrazia </span><span style="color: #262626;">nonché della storia tra le due guerre mondiali, del significato profondo della nostra Costituzione repubblicana </span><span style="color: #262626;">e</span><span style="color: #262626;"> dei meccanismi economici </span><span style="color: #262626;"><em>reali</em></span><span style="color: #262626;"> dell&#8217;attuale capitalismo</span><span style="color: #262626;">. </span><span style="color: #262626;">Certo che rinnovare un governo Monti sarebbe davvero insopportabile, visto che, oltre che responsabile di disastri sociali e politici, è tra gli sconfitti delle elezioni. </span><span style="color: #262626;">Sarebbe l&#8217;ennesima scorciatoia, praticata in vista di interessi di parte anche da chi si presenta come innovatore</span><span style="color: #262626;">. Certo si è che tutto è in rapidissimo movimento e quello che si scrive oggi, domani è già vecchio di mesi. </span><span style="color: #262626;">Ma è proprio ciò che in molti desideravano, il sottoscritto compreso.</span></span></span></p>
	<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;"><span style="color: #262626;">Sabato 2 marzo il &#8220;Cor</span><span style="color: #262626;">riere della </span><span style="color: #262626;">sera&#8221;, spalla del PD </span><span style="color: #262626;"><em>à la</em></span><span style="color: #262626;"> Salvati&amp;Alesina-Giavazzi </span><span style="color: #262626;">(il “liberismo è di sinistra”&#8230; )</span><span style="color: #262626;">, resuscita il defunto Veltroni, con lunga intervista, vero e proprio emblema di una certa, </span><span style="color: #262626;">sconcertante</span><span style="color: #262626;"> forma mentis. </span><span style="color: #262626;">In nome dei tagli alla politica, s</span><span style="color: #262626;">entenzia che il PD ha perso perché alleato con la sinistra, che invece ha fatto flop. Dove è evidente che il Grande Stratega del &#8220;siamo autonomi e quindi facciamo cadere…  Prodi&#8221; pensa che la sinistra sia quella organizzata partiticamente<a name="sdfootnote8anc" href="#sdfootnote8sym"><sup>8</sup></a>, non il modo con cui si </span><span style="color: #262626;">analizzano e, </span><span style="color: #262626;">sulla base di un determinato e composito blocco sociale,</span><span style="color: #262626;"> si </span><span style="color: #262626;">risolvono i problemi </span><span style="color: #262626;"><em>a prescindere</em></span><span style="color: #262626;"> dall</span><span style="color: #262626;">a formazione</span><span style="color: #262626;"> partitica che quest</span><span style="color: #262626;">o</span><span style="color: #262626;"> “</span><span style="color: #262626;">modo concreto”</span><span style="color: #262626;"> assume a seconda delle diverse circostanze </span><span style="color: #262626;">nazionali</span><span style="color: #262626;">.</span></span></span></p>
	<p><span style="color: #262626;">“<span style="font-family: 'Times New Roman', serif;"><span style="font-size: small;">Destra” e “sinistra”, </span><span style="color: #262626;">dunque,</span><span style="color: #262626;"> rimangono due categorie indispensabili per interpretare </span><span style="color: #262626;">e per governare</span><span style="color: #262626;"> la realtà. </span><span style="color: #262626;">Ancor più lo sono oggi in quanto, finalmente (si è costretti a dire), sono usciti dalla storia organizzazioni e parole oggettivamente superate dai tempi. </span><span style="color: #262626;">D</span><span style="color: #262626;">alla crisi si esce o a sinistra o a destra, dal punto di vista sociale e politico, trovando queste vie d&#8217;uscita l&#8217;incarnazione politica, </span><span style="color: #262626;">partitica e ideologica</span><span style="color: #262626;"> del momento </span><span style="color: #262626;">e avendo la prima opzione (quella di sinistra) una cornice costituzionale &#8220;</span><span style="color: #262626;"><em>delle origini&#8221;</em></span><span style="color: #262626;"> assai adatta allo scopo</span><span style="color: #262626;">. Oggi, </span><span style="color: #262626;">anche coloro che si sono ritirati in uno snobistico non voto, </span><span style="color: #262626;">devono</span><span style="color: #262626;"> sentire l&#8217;urgenza del momento: cioè dare un contributo fattivo perché prevalga una soluzione progressista della crisi</span><span style="color: #262626;">. </span><span style="color: #262626;">Domani potrebbe essere troppo tardi.</span></span></span></p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: small;">Finisco con una riflessione sulla Lombardia, che mi ha visto elettore di Ambrosoli. </span></p>
	<p><span style="font-family: 'Times New Roman', serif; font-size: small;">Che Maroni sia un capo vero, cioè che sia a capo di un movimento politico radicato, non ci potevano e non ci possono essere dubbi. Come non ci possono essere dubbi sul fatto che la vittoria della destra non è un fatto di “dabbenaggine televisiva”, quanto il risultato di un ricompattamento di precisi e precisabili interessi, certamente egemonizzati dalla potenza economica e mediatica di Berlusconi. Amareggia il fatto che proprio ora che una proposta progressista di politica economica avrebbe potuto trovare <em>oggettivamente</em> la borghesia produttiva e commerciale nel loro complesso attente e ben disposte  – e basta aver ascoltato Radio24ore in questi giorni pre-elettorali per rendersene conto – , proprio ora che l&#8217;apparato pubblico e i ceti che lo compongono (penso alla scuola, in primo luogo) potrebbero svolgere un ruolo strategico in un contesto di forte rilancio di politiche per la piena occupazione, e dunque incardinate sui salariati e sul welfare, proprio ora che una Italia siffatta avrebbe potuto avere voce in capitolo nel governo di un&#8217;Europa finalmente politica e sociale e non più preda di scorribande di “potenza”, amereggia, dicevo, che proprio ora il PD abbia invece voluto percorrere la strada della “agenda Monti”. Amareggia, ma non può sorprendere: si tratta dell&#8217;approdo logico di un intero percorso, culminato nella designazione di una bravissima e degnissima persona – Ambrosoli –, che tutto è fuorché l&#8217;effettivo dirigente (capo) di uno schieramento (non di un partito) consapevole delle sfide che attendono il Paese.</span></p>
	<div id="sdfootnote1">
	<p><a name="sdfootnote1sym" href="#sdfootnote1anc">1</a>Curiosità: 	anche Ferrero utilizza questa categoria interpretativa: 	condividendo, così, l&#8217;incapacità di capire che con la crisi, i 	cittadini, di qualsiasi colore politico, capiscono benissimo le 	poste in gioco.</p>
	</div>
	<div id="sdfootnote2">
	<p><a name="sdfootnote2sym" href="#sdfootnote2anc">2</a>Utile 	per capire il divenire il codice di comportamento dei deputati di 	M5S: 	<a href="http://www.internazionale.it/news/italia/2013/03/01/il-codice-di-comportamento-dei-grillini/">http://www.internazionale.it/news/italia/2013/03/01/il-codice-di-comportamento-dei-grillini/</a></p>
	</div>
	<div id="sdfootnote3">
	<p><a name="sdfootnote3sym" href="#sdfootnote3anc">3</a><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-pentola-scoperchiata/">http://temi.repubblica.it/micromega-online/la-pentola-scoperchiata/</a></p>
	</div>
	<div id="sdfootnote4">
	<p><a name="sdfootnote4sym" href="#sdfootnote4anc">4</a> <a href="http://www.nytimes.com/2013/02/25/opinion/krugman-austerity-italian-style.html?_r=0">http://www.nytimes.com/2013/02/25/opinion/krugman-austerity-italian-style.html?_r=0</a></p>
	</div>
	<div id="sdfootnote5">
	<p><a name="sdfootnote5sym" href="#sdfootnote5anc">5</a><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/lo-schiaffo-di-grillo-e-la-retromarcia-del-centrosinistra/">http://temi.repubblica.it/micromega-online/lo-schiaffo-di-grillo-e-la-retromarcia-del-centrosinistra/</a></p>
	</div>
	<div id="sdfootnote6">
	<p><a name="sdfootnote6sym" href="#sdfootnote6anc">6</a><a href="http://temi.repubblica.it/micromega-online/grillo-oppure-berlusconi-il-pd-deve-scegliere/#.US4fSUlgwtQ.facebook">http://temi.repubblica.it/micromega-online/grillo-oppure-berlusconi-il-pd-deve-scegliere/#.US4fSUlgwtQ.facebook</a>. 	Condivido di Travaglio anche l&#8217;analisi che ha offerto a Servizio 	pubblico: chi non ha avuto l&#8217;esperienza, come quella di Grillo, di un tentativo di partecipazione all&#8217;interno del PD, trovando, per contro, un muro impenetrabile alla partecipazione reale, quella, cioè, fatta di persone che pensano con la propria testa?</p>
	</div>
	<div id="sdfootnote7">
	<p><a name="sdfootnote7sym" href="#sdfootnote7anc">7</a><a href="http://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/2594-marco-revelli-cedimento-strutturale.html">http://www.sinistrainrete.info/politica-italiana/2594-marco-revelli-cedimento-strutturale.html</a></p>
	<p>&nbsp;</p>
	</div>
	<div id="sdfootnote8">
	<p><span style="font-size: x-small;"><a name="sdfootnote8sym" href="#sdfootnote8anc">8</a><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande, serif;"> </span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande, serif;">Sinistra </span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande, serif;">che, 	per altro, ha subito una batosta anche </span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande, serif;">i</span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande, serif;">n 	virtù del &#8220;montismo&#8221; del PD, come opportunamente osserva 	Travaglio. </span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande, serif;"><em>Anche</em></span></span><span style="color: #262626;"><span style="font-family: LucidaGrande, serif;">: 	perché la batosta è dovuta in gran parte a tare genetiche 	irriformabili.</span></span></span></p>
	</div>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>&nbsp;
</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Archeologia del presente: affari e politica. Prime riflessioni sul caso Monte dei Paschi di Siena</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 18:07:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Scritti]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo]]></category>
		<category><![CDATA[liberismo di sinistra]]></category>
		<category><![CDATA[Maffeo Pantaleoni]]></category>
		<category><![CDATA[Monte dei Paschi di Siena]]></category>
		<category><![CDATA[Partito democratico]]></category>
		<category><![CDATA[Stato e mercato]]></category>

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		<description><![CDATA[<p>di Luca Michelini 1. Stiamo vivendo i giorni convulsi dello scandalo del Monte dei Paschi di Siena. La cronaca è destinata a sorprenderci, temo; come sempre avvenuto, del resto, perché ciò che il potere effettivamente fa, nelle sue manifestazioni politiche ed economiche, è ben lungi dall'essere nell'immaginazione dei critici o anche soltanto degli osservatori, addirittura delle sue vittime. Nonostante questo, vale forse la pena proporre alcune considerazioni di carattere generale, per... <a href="http://lucamichelini.eu/2013/01/30/archeologia-del-presente-affari-e-politica-prime-riflessioni-sul-caso-monte-dei-paschi-di-siena/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/01/0000marinus-van-reymerswaele-gliusurai-1540.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-671" title="0000marinus van reymerswaele gliusurai 1540" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2013/01/0000marinus-van-reymerswaele-gliusurai-1540-228x300.jpg" alt="" width="228" height="300" /></a>di Luca Michelini</p>
	<p>1. Stiamo vivendo i giorni convulsi dello scandalo del Monte dei Paschi di Siena. La cronaca è destinata a sorprenderci, temo; come sempre avvenuto, del resto, perché ciò che il potere effettivamente fa, nelle sue manifestazioni politiche ed economiche, è ben lungi dall&#8217;essere nell&#8217;immaginazione dei critici o anche soltanto degli osservatori, addirittura delle sue vittime. Nonostante questo, vale forse la pena proporre alcune considerazioni di carattere generale, per cercare di orientarsi nel prossimo futuro.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>2. L&#8217;operazione &#8220;Monti-Bond&#8221;, come è evidente a tutti, tranne che alla stragrande maggioranza della &#8220;opinione pubblica&#8221; italiana che si distingue per povertà e omertà d&#8217;analisi, ha un solo significato: si tratta di un salvataggio operato dallo Stato (e nell&#8217;analisi prescindo dai salvataggi operati dalla Bce). Come ogni salvataggio, esso non può che implicare il controllo da parte dello Stato: insomma, siamo di fronte all&#8217;<em>oggettività</em> di una nazionalizzazione. Naturalmente, come in Italia è accaduto per ogni forma di salvataggio, dalla fine dell&#8217;Ottocento ai giorni nostri, esso è presentato o invocato come &#8220;provvisorio&#8221;, come fase di passaggio per una futura privatizzazione, frutto di accurato e oculato &#8220;risanamento&#8221; e via discorrendo, secondo l&#8217;usuale frasario politico corrente. Come ogni crisi bancaria che si rispetti e che il nostro Paese ha conosciuto, essa mostra quanto profondo e perverso sia il legame tra &#8220;politica ed affari&#8221;. Verrebbe da dire, cavalcando certi umori comuni a tanti cittadini consapevoli dell&#8217;importanza e del significato della Costituzione italiana, che chi di &#8220;modernizzazione&#8221; ferisce, di &#8220;modernizzazione&#8221; perisce, secondo i più radicati vizietti della borghesia nazionale.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>3. A cominciare dalla caduta della cosiddetta Prima Repubblica (1992), l&#8217;Italia è pervasa, in modo politicamente e socialmente trasversale, dall&#8217;ideologia liberista: modernizzare significa liberalizzare, in primis (se non esclusivamente, di fatto, nonostante le tante istituzioni anti-trust) il mercato del lavoro e dei capitali, privatizzare, smantellare il welfare, snaturare la Costituzione. Anche in questi giorni il ritornello affiora nelle riflessioni di numerosi commentatori (di differente orientamento politico): si deve recidere, una volta per sempre, il legame tra &#8220;economia e politica&#8221;, tra &#8220;affari e politica&#8221;; la &#8220;buona politica&#8221; è quella che concepisce e mette in pratica, con i dovuti controlli, le &#8220;regole&#8221; appropriate. Ebbene, a tutti costoro vale la pena di ricordare che perfino per la letteratura liberal-liberista il legame tra &#8220;politica e affari&#8221; <em>non può essere rescisso</em> nel caso, <em>di fondamentale importanza, della finanza</em>. Basterebbe andarsi a rileggere i testi che Maffeo Pantaleoni, tra i maggiori economisti italiani del Novecento (ricopriva la più importante cattedra di economia, quella di Roma, negli anni 1900-1924), ha dedicato al sistema bancario, con particolare riguardo all&#8217;Italia.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>4. Nei suoi testi Pantaleoni dimostra: 1. che un &#8220;moderno&#8221; sistema economico conosce l&#8217;espansione quasi-monopolistica di alcune banche, che diventano il motore della crescita industriale e dello sviluppo economico; 2. che per quanto questo quasi-monopolista sia indipendente formalmente dal potere politico, di fatto e naturalmente, tenderà a controllare capillarmente il potere politico stesso; 3. che in una Paese moderno il controllo verrà esercitato in modo trasversale anche sulle opposizioni politiche e sociali; 4. che il controllo ad un certo punto si estende alla &#8220;pubblica opinione&#8221;, cioè degli organi di informazione; 5. che il potere politico, a sua volta, diventa motore del potere finanziario, ora con leggi volte a &#8220;proteggere&#8221; certi gruppi economico-finanziari (anche delle opposizioni), ora attraverso l&#8217;utilizzo della moneta (della Banca centrale, insomma), ora con tutti gli strumenti tipici del potere (corruzione, tangenti ecc.), così come analizzati da Machiavelli in poi. 6. che ad un certo punto della propria evoluzione morfologica, il rapporto tra economia e politica cerca nuove cristallizzazioni istituzionali, che Pantaleoni individuò con la proposta dello &#8220;Stato azionista&#8221; e che in seguito, negli anni Trenta e ad opera di altri economisti e di altri operatori e a causa di circostanze <em>sistemiche</em> quali la Grande Crisi del 1929 (nessun programma ideologico &#8220;nazionalizzatore&#8221; da parte di Mussolini, insomma, costretto a creare lo &#8220;Stato industriale&#8221; dalla <em>forza delle cose</em>), assumeranno altre sembianze, quelle che in Italia sono state spazzate via, almeno in gran parte, nel 1992.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>5. Di questa analisi vale la pena rimarcare, anzitutto, il nesso causale che mette in luce: il legame, con anche i suoi perversi effetti (malaffare, nascita di diverse e radicate &#8220;caste&#8221;, &#8220;corporazioni&#8221; ecc.), va <em>dall&#8217;economia alla politica</em>, in primo luogo, e solo, in un secondo tempo, dalla politica all&#8217;economia. Sottolineo questo aspetto, in modo didascalico (un &#8220;espediente metodologico&#8221; e pedagogico), perché troppo spesso nel nostro Paese si mette in luce la corruzione della politica esaltando al contempo la &#8220;purezza&#8221; della cosiddetta &#8220;società civile&#8221;. In secondo luogo, l&#8217;analisi dimostra che è tema <em>per natura politico</em> la strategia di una banca d&#8217;affari, <em>indipendentemente</em> dai suoi cascami e legami politici: è nel proprio operare economico che essa diventa attrice politica. Insomma: l&#8217;operato di una banca come Unicredit o Intesa San Paolo o Monte Paschi è <em>intrinsecamente un affare di Stato</em>. Non considerandolo tale, e sbandierando l&#8217;ideologia del libero e liberalizzato mercato, è evidente che si favorisce un connubio Banca-Stato tra i più opachi e perversi. Rinnovando e arricchendo, di fatto, le analisi classiche di Pantaleoni, autori come Stiglitz hanno sostenuto che il Governo e il Parlamento degli Stati Uniti d&#8217;America sono preda dei più spietati appetiti speculatori, che operano secondo una ben nota (in Italia) logica: privatizzare i profitti comuni, scaricare sul pubblico le perdite private. Propinare la comoda finzione che &#8220;finanza e politica&#8221; (e quindi &#8220;economia e politica&#8221;: perché nel capitalismo non si lavora senza &#8220;i soldi degli altri&#8221; e la moneta e la finanza non sono un mero accidente) sono nettamente scindibili, ha consentito, in alternativa, come in Italia (e il caso Monte dei Paschi ne è un emblema), di delegare ad un ridicolo e assurdo &#8220;capitalismo municipale&#8221; (incardinato sulle Fondazioni bancarie) problematiche degne, per complessità e poste in gioco, di ben altra strumentazione istituzionale, lasciando al contempo libero sfogo al vario &#8220;managerismo predatore&#8221;, tanto decantato come massima espressione delle benefiche forze del mercato.</p>
	<p>Infine, vale la pena sottolineare il problema che pone l&#8217;analisi di Pantaleoni e che così si può riassumere: se queste sono le tendenze dell&#8217;economia, non rimane che subire, ciclicamente, il manifestarsi degli aspetti più negativi del rapporto tra politica ed economia? L&#8217;Italia è destinata a rimanere &#8220;preda&#8221; dei partiti di governo di turno, del sistema di potere economico-politico che, trasversalmente e in forme nettamente oligarchiche, depreda il cittadino?</p>
	<p>La risposta è semplice: naturalmente no. Già Pantaleoni aveva indicato che il problema del rapporto tra politica ed affari poteva essere sottratto alla patologia se e soltanto se, fosse divenuto oggetto di una appropriata riflessione, che in seguito verrà definita &#8220;nuova economia del benessere&#8221;, e di un appropriato meccanismo istituzionale, per esempio rendendo trasparenti e manifesti gli interessi in gioco e indipendenti certi poteri, soprattutto gli organi d&#8217;informazione e la magistratura.</p>
	<p>L&#8217;economia liberista, insomma, scopriva, letteralmente, che l&#8217;evoluzione economica portava ad individuare il tema, e il problema, della <em>politica industriale</em>.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>6. Non è chi non veda, se istruitosi prima del crollo della Prima Repubblica, che l&#8217;argomento conduce ad un tema, quello della politica industriale, che fu al centro del dibattito <em>economico e politico</em> italiano del secondo dopoguerra, appunto fino al fatidico 1992. Fu in quel periodo che l&#8217;attenzione si concentrò su un duplice versante: quello prettamente economico, volto ad analizzare le scelte da compiere e i mezzi per raggiungerle, e quello politico, volto a comprendere come impedire le patologie, ma anche come cercare di raggiungere, nel contrasto degli interessi, l&#8217;interesse generale e con quali strumenti. Il problema, insomma, con il secondo dopoguerra era diventato, ben al di là degli intendimenti analitici e politici di economisti come Pantaleoni (che fu prima liberal-conservatore e poi nazionalista e fascista), quello della democratizzazione e dell&#8217;economia e della politica, nel tentativo, certo convulso e non privo di enormi contraddizioni, di progredire, Costituzione italiana alla mano e forti di un settore pubblico di eccezionali dimensioni, sul cammino dell&#8217;incivilimento.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>7. Dramma italiano: mentre queste tematiche, se pur lentamente e timidamente, stano affiorando nelle analisi di alcune parti politiche, a destra (cfr. di G. <a href="http://lucamichelini.eu/2012/05/16/del-nazionalismo-economico-di-giulio-tremonti/">Tremonti,<em> Uscita di sicurezza</em></a>; cfr. <a href="https://www.fermareildeclino.it/articolo/monte-dei-paschi-nazionalizzare-per-liberalizzare">O. Giannino, M. Boldrin: https://www.fermareildeclino.it/articolo/monte-dei-paschi-nazionalizzare-per-liberalizzare</a>) come a sinistra, il più refrattario appare essere il Partito Democratico, che, sulla carta, dovrebbe essere, invece, il più sensibile, per numerosi motivi, a cominciare dal fatto che si richiama ad un fantomatico &#8220;riformismo&#8221;. Qual è la risposta che, tecnicamente, cioè alla luce delle analisi proposte dagli economisti, si può dare a questo dato di fatto, alla laconicità in materia del PD? Tecnicamente la risposta è questa: quanto minore è l&#8217;intenzione di proporre e sviluppare discorsi di &#8220;economia del benessere&#8221;, cioè di politica industriale, cioè quanto meno ci si pone l&#8217;obiettivo di impostare in modo virtuoso il rapporto tra economia e politica, tanto più i manovratori &#8211; attori in primis economici e poi politici &#8211; possono lavorare nell&#8217;ombra, a loro esclusivo piacimento, realizzando quella che Pantaleoni definiva letteralmente una mera &#8220;politica di classe&#8221;.</p>
	<p>E nettamente di &#8220;classe&#8221;, cioè antistorica, volta a conservare privilegi resi <em>superflui</em> dal progresso, appare essere tutta quella politica che ostinatamente si rifiuterà di affrontare il nesso esistente tra crisi di questo o quel gruppo, anzitutto finanziario, come il Monte dei Paschi di Siena, e crisi generale, di carattere europeo e mondiale, proponendo varie politiche di &#8220;rigore&#8221; o di &#8220;modernizzazione&#8221; liberista. Tra le altre responsabilità, qualsivoglia politica liberista avrà quella di resuscitare, anche nel nostro Paese, nuove forme di totalitarismo reazionario.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>Bibliografia:</p>
	<p>- M. Pantaleoni, <em>Studi di finanza e statistica</em>, Zanichelli, Bologna, 1936;</p>
	<p>- P. Barucci, <em>Il contributo degli economisti italiani (1921-1936)</em>, in AA.VV., <em>Banca e industria fra le due guerre</em>, Il Mulino Bologna, 1981, vol. II;</p>
	<p>- L. Michelini, <em>Alle origini dell&#8217;antisemitismo nazional-fascista: Maffeo Pantaleoni e &#8220;La Vita italiana&#8221; di Giovanni Preziosi</em>, 1915-1924, Marsilio, Venezia, 2011;</p>
	<p>- E.J. Stiglitz, <em>Bancarotta</em>, Einaudi, Torino, 2010.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>Pubblicato su <em><a href="http://www.economiaepolitica.it/index.php/moneta-banca-finanza/affari-e-politica-cio-che-insegna-il-caso-del-monte-dei-paschi-di-siena/#.USET9VH6xLw">Economiaepolitica</a> </em>e sul <em>Ponte </em>di aprile 2012
</p>
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		<title>Perché il liberismo (di destra e di sinistra) non tramonta. A proposito di &#8220;Ancora Keynes?!&#8221; di Giovanni Mazzetti</title>
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		<pubDate>Fri, 05 Oct 2012 10:23:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>1. Attraverso una puntuale critica del pensiero, della politica economica e dei risultati economici del neo-liberismo, il libro di Giovanni Mazzetti Ancora Keynes?! (Asterios Editore, Trieste, 2012, pp. 93, euro 8) propone una salutare interazione tra le riflessioni di Keynes e di Marx, per tratteggiare una sintetica indagine sul "significato" storico della fase attuale dell'economia mondiale, contraddistinta dall'esplosione del deficit pubblico. Il problema fondamentale dell'economia... <a href="http://lucamichelini.eu/2012/10/05/650/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><strong><em> </em></strong><a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2012/10/monti1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-651" title="monti" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2012/10/monti1.jpg" alt="" width="228" height="221" /></a>1. Attraverso una puntuale critica del pensiero, della politica economica e dei risultati economici del neo-liberismo, il libro di Giovanni Mazzetti <em>Ancora Keynes?!</em> (Asterios Editore, Trieste, 2012, pp. 93, euro 8) propone una salutare interazione tra le riflessioni di Keynes e di Marx, per tratteggiare una sintetica indagine sul &#8220;significato&#8221; storico della fase attuale dell&#8217;economia mondiale, contraddistinta dall&#8217;esplosione del deficit pubblico.</p>
	<p>Il problema fondamentale dell&#8217;economia capitalistica appare essere quello degli sbocchi e i modi attraverso i quali le società avanzate hanno affrontato questo problema individua altrettanti fasi storiche del capitalismo. Dapprima il problema è stato risolto grazie alla nascita del sistema bancario, che <em>crea</em> moneta &#8211; al contrario di quanti ritengono che le banche siano semplici intermediari finanziari, meri redistributori del risparmio agli imprenditori &#8211; e permette la chiusura del circuito di produzione e di scambio di ricchezza (di beni utili) volto alla realizzazione del profitto.</p>
	<p>Grazie a Keynes e alla politiche keynesiane, in un secondo periodo storico il circuito viene chiuso grazie alla spesa pubblica, che diviene volano degli investimenti <em>privati</em>, ancora capaci di generare la piena occupazione.</p>
	<p>Con il crescere della disoccupazione <em>tecnologica</em> il quadro cambia drasticamente, perché diviene <em>inevitabile</em> il ricorso al debito pubblico finanziato <em>dalla banca centrale</em>. Non generando occupazione, infatti, il debito non è più ripagabile, poiché l&#8217;aumento di reddito che si realizza grazie alla spesa pubblica è esiguo e quindi insufficienti risultano gli introiti fiscali previsti come fonte di appianamento del debito stesso. Nasce così un <em>nuovo sistema sociale</em> dove il soddisfacimento di numerosi bisogni <em>non</em> passa più attraverso lo scambio di mercato e, più in particolare, non passa più attraverso lo scambio tra forza-lavoro e salario e la realizzazione di profitto. Questo tipo di società, annunciata dal piano Beveridge e manifestatasi con lo strutturarsi del moderno welfare state, è incardinata sul &#8220;diritto al lavoro&#8221; e sull&#8217;appagamento di una  serie di diritti sociali in modo <em>gratuito</em>, secondo la definizione che di questo termine ne danno  Keynes e Marx, opportunamente citati. Il superamento dell&#8217;economia fondata sullo scambio di valori e sul profitto è, dunque, conseguenza diretta dell&#8217;impossibilità per il capitalismo di risolvere il problema degli sbocchi, è conseguenza diretta dell&#8217;impossibilità di superare l&#8217;ultimo stadio del capitalismo incardinato sulla creazione illimitata, e non ripagabile, di debito pubblico. Secondo l&#8217;autore si giunge così ai prodromi di un nuovo modo di produzione, destinato a sorgere <em>pacificamente</em> sulle ceneri del vecchio modo di produzione capitalistico e fondato sulla progressiva estensione di forme di pianificazione. Forme di pianificazione che, è bene rimarcarlo, sono il risultato necessario e inevitabile del problema, tipicamente capitalistico, degli sbocchi.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>A questo tipo di trasformazione si sono opposti, e ancora si oppongono, i liberisti, da Reagan a Monti (che ha imposto la follia del pareggio di bilancio in Costituzione), che appaiono come veri e propri &#8220;conservatori&#8221; di un modo di produzione oggettivamente superato dai tempi. L&#8217;obiettivo dei conservatori è semplice e chiaro ad un tempo: negando l&#8217;esistenza di un problema degli sbocchi, impongono una ri-aziendalizzazione votata al mercato dell&#8217;agire statale. Lo Stato è costretto ad agire come un privato &#8211; e quindi invalgono i paragoni tra Stato da un lato, e individuo o famiglia dall&#8217;altro lato: viene costretto ad indebitarsi <em>con i privati</em>, si sancisce la separazione tra Banca Centrale e Tesoro, si impone un aumento delle tasse, si limitano le spese pubbliche. Si tratta di una vera e propria &#8220;trappola&#8221;, <strong>all&#8217;origine, per altro, della crisi in corso, poiché ciò che è stato impedito allo Stato &#8211; chiudere il circuito con il debito pubblico non ripagabile -, è stato <em>necessariamente</em> attuato dai privati attraverso un&#8217;espansione senza precedenti del credito, cioè dell&#8217;indebitamento.</strong></p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p>2. Per quale motivo i conservatori sono riusciti, e ancora riescono, nel proprio intento?  &#8220;Perché &#8220;quasi nessuno sta oggi realmente operando in modo da creare le condizioni soggettive per lo sviluppo&#8221; di un &#8220;potere alternativo&#8221;? Poiché non mi pare che l&#8217;autore risponda esplicitamente a questi fondamentali quesiti, penso che sia utile proporre alcune riflessioni, oggettivamente complementari, almeno mi sembra, al filo del ragionamento sin qui riassunto.</p>
	<p>Anzitutto si possono richiamare le spiegazioni che a tale proposito vengono date negli Stati Uniti da eminenti economisti, che con la crisi si sono visti <em>costretti</em> a ritornare sui testi della &#8220;vecchia&#8221; economia keynesiana della &#8220;domanda effettiva&#8221;. Secondo <em>Bancarotta</em> di Stiglitz (Einaudi, Torino, 2011) o <em>Il prezzo della civiltà</em> di Sachs (Codice Edizioni, Torino, 2012), i motivi per cui la politica oggi appare tremendamente in ritardo rispetto ai compiti che <em>oggettivamente</em> è chiamata ad affrontare e risolvere, pena il disfacimento sociale e la rinascita di devastanti conflitti, è evidentissimo: il sistema politico, e l&#8217;analisi riguarda gli Stati Uniti d&#8217;America, è capillarmente governato e dominato da quei ceti che si sono sentiti minacciati dall&#8217;incombere del nuovo modo di produzione e che a partire dal 1980 sono stati protagonisti e beneficiari di una gigantesca redistribuzione della ricchezza che ha drammaticamente approfondito le diseguaglianze sociali, innescando la concatenazione di avvenimenti culminata nella crisi sistemica che stiamo vivendo e piegando, poi, l&#8217;intervento pubblico - <strong>i salvataggi &#8211; a loro esclusivo beneficio</strong>. Perno di questo antistorico arretramento è l&#8217;intelaiatura istituzionale imperniata sul maggioritario, sull&#8217;esistenza di due partiti che si contendono il governo del Paese senza tuttavia proporre sul piano sociale ricette realmente diverse, infine, e in ultima analisi, sulla <em>inesistenza</em> di un forte partito dei lavoratori, di tradizione socialista (ma in Italia il termine appropriato è &#8220;socialcomunista&#8221;).</p>
	<p>E&#8217; bene richiamare queste analisi perché in Italia si fa di tutto per celarle, annacquarle, distorcerle: basti dire che l&#8217;interessante volume di Rajan <em>Terremoti finanziari </em>(Einaudi, Torino, 2012), che sottolinea come all&#8217;origine della crisi ci sia, oltre che la nuova finanza liberalizzata, appunto la diseguaglianza, è introdotto dal noto &#8220;liberista di sinistra&#8221; Franco Debenedetti, che, senza farsi mancare la citazione di un altro campione di &#8220;liberismo-di-sinistra&#8221; quale Michele Salvati, non solo parla di tutt&#8217;altri argomenti rispetto a quelli messi in luce da Rajan, ma invoca il trionfo del &#8220;nuovo&#8221; all&#8217;insegna… della completa e definitiva distruzione della nostra Costituzione (p. XXV; distruzione invocata anche dal teorico del Partito Democratico italiano M. Salvati in <em>Tre pezzi facili sull&#8217;Italia</em>, Il Mulino, 2011). Della distruzione, cioè, del baluardo di tutte le nostre conquiste economiche, sociali e civili; di un baluardo che ancora contiene, sol che se ne capissero i fondamenti storici e logici e si avessero di mira gli interessi generali e non quelli particolari (non è difficile intuire l&#8217;origine del grande interesse per i <em>fallimenti</em> della &#8220;nuova finanza&#8221; di tanti di coloro che per anni ne hanno magnificato le potenzialità e scandagliato in profondità le sperate potenzialità… ), gli anticorpi necessari per affrontare e superare questa crisi e il sistema economico e sociale che l&#8217;ha generata.</p>
	<p>&nbsp;</p>
	<p><em>Epicentro</em>, pur tra mille contraddizioni, del tentativo di trasformazione e superamento dell&#8217;ultimo stadio del capitalismo nei trenta anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale, l&#8217;Italia è stata poi al <em>centro</em> della controrivoluzione liberista, che ha dispiegato i suoi disastrosi effetti con la cosiddetta Seconda Repubblica e che ancora sta dispiegando, inesorabile, la propria antistorica azione, che porterà alla desertificazione industriale, alla definitiva svendita economica, sociale e geopolitica del nostro Paese. L&#8217;analisi di Giovanni Mazzetti offre un contributo importante per tentare di ricostruire un argine a questa spaventosa deriva: perché propone un metodo e un&#8217;analisi capaci di superare antistoriche diatribe dottrinali e storiografiche, ma assai più spesso semplicemente ideologiche, riguardanti <em>il significato</em> della Prima Repubblica e quindi anche il significato delle correnti ideologiche (in senso nobile) che l&#8217;hanno innervata; perché potrebbe consentire di ricongiungere organicamente, come da metodo gramsciano utilizzato da Mazzetti, passato e presente, al fine di ricostruire un movimento social(comun)ista degno del compito che la storia lo sta chiamando ad adempiere.
</p>
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		<title>Una svolta per Como</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Jun 2012 07:32:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>1. Elenco sinteticamente quelli che ai miei occhi appaiono macroscopici dati di fatto, senza dilungarmi in peripezie statistiche: la vittoria di Lucini è stata nettissima; il centro destra si è letteralmente sfaldato, battutissimo risultando l'asse Butti-CL; le liste civiche, invero numerose, hanno ottenuto un buon successo elettorale, soprattutto quella del neo-sindaco; l’astensionismo è stato notevole, sia in generale, sia nel ballottaggio; a sinistra del PD d’organizzato e d'organico... <a href="http://lucamichelini.eu/2012/06/01/una-svolta-per-como/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>1. Elenco sinteticamente quelli che ai miei occhi appaiono macroscopici dati di fatto, senza dilungarmi in peripezie statistiche: la vittoria di Lucini è stata nettissima; il centro destra si è letteralmente sfaldato, battutissimo risultando l&#8217;asse Butti-CL; le liste civiche, invero numerose, hanno ottenuto un buon successo elettorale, soprattutto quella del neo-sindaco; l’astensionismo è stato notevole, sia in generale, sia nel ballottaggio; a sinistra del PD d’organizzato e d&#8217;organico esiste pochino.<a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2012/05/DellUtri-2.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-634" title="Dell'Utri 2" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2012/05/DellUtri-2-300x235.jpg" alt="" width="300" height="235" /></a></p>
	<p>2. Temo che in alcuni possa esserci la tentazione di considerare quella di Lucini una mezza vittoria, visto l’astensionismo e visto il prevalere, con lui, della tradizione centrista della Prima Repubblica. Sono dell&#8217;opinione opposta: l’astensionismo, ma mi riferisco prevalentemente a quello manifestatosi nel ballottaggio, va interpretato come una <em>cosciente investitura</em>: il centro destra ha dato forfait, ha ammesso di essere incapace di governare, ha lasciato il campo. D&#8217;altra parte  ritengo che il prevalere di certo &#8220;moderatismo&#8221; di marca cattolica rappresenti un cambiamento <em>notevolissimo</em> e <em>molto positivo</em> per la città: non credo di sbagliarmi nel dire che il confessionalismo sanfedista, anticonciliare e xenofobo è stato spazzato via. E poi bisogna intendersi bene: il centro-destra <em>non</em> era affatto un’area “moderata”, era nettamente estremista: per cultura, per prassi di governo, per ideologia, per il modo di intendere il ruolo sociale della proprietà privata e gli interessi generali, direi per connotati antropologici. O qualcuno davvero ha il coraggio di argomentare che Berlusconi, Bossi, piuttosto che l&#8217;ex-ras Butti o la setta di Comunione e liberazione o i sedicenti “liberali” d’assalto &#8211; numerosi in città &#8211; in cerca, in nome delle ragioni del libero mercato, di prebende pubbliche per il parentado e di nicchie di monopolio, possono definirsi “moderati”?! Dello schieramento berlusconiano, a ragione ritenuto una sorta di proto-totalitarismo da numerosi osservatori anche di tradizione liberale, Como era la roccaforte ritenuta la più inespugnabile: non a caso vi si è insediato il berlusconiano ultrà Sallusti con l&#8217;impresa editoriale de &#8220;L&#8217;Ordine&#8221;. Ebbene, rispetto a questo ammasso di &#8220;lubido di possesso&#8221; (Gadda, <em>Eros e Priapo</em>), la vittoria di questo centro-sinistra comasco è una vera liberazione, un grande cambiamento, dischiude orizzonti di speranza. Ed il dato notevole è che li dischiude per tutti, a prescindere dall&#8217;appartenenza politica e sociale.</p>
	<p><a href="http://ecoinformazioni.wordpress.com/2012/06/01/la-vittoria-di-lucini-e-una-vera-liberazione/">Leggi il resto dell&#8217;articolo su Ecoinformazioni, cliccando qui</a></p>
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		<title>Del &#8220;nazionalismo economico&#8221; di Giulio Tremonti</title>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 17:35:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>1. Considero il “liberismo di sinistra”, ovvero l’ideologia post-comunista che in Italia ha innervato la costruzione del Partito democratico, una pseudocultura, per altro del tutto inadeguata a capire e ad affrontare la crisi epocale in corso, anche perché corresponsabile della stessa crisi: è perciò naturale che il testo di Tremonti, La paura e la speranza (Mondadori 2008), mi fosse risultato simpatico. Leggi il resto dell'articolo cliccando qui, sul... <a href="http://lucamichelini.eu/2012/05/16/del-nazionalismo-economico-di-giulio-tremonti/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p>1. Considero il “liberismo di sinistra”, ovvero l’ideologia post-comunista che in Italia ha innervato la costruzione del Partito democratico, una pseudocultura, per altro del tutto inadeguata a capire e ad affrontare la crisi epocale in corso, anche perché corresponsabile della stessa crisi<a href="http://www.ilponterivista.com/portale/src/blog_comment.php?user=&amp;xy=&amp;blogtype=1&amp;id=5498#_ftn1">[1]</a>: è perciò naturale che il testo di Tremonti, <em>La paura e la speranza</em> (Mondadori 2008), mi fosse risultato simpatico.</p>
	<p>Leggi il resto dell&#8217;articolo cliccando <a href="http://www.ilponterivista.com/portale/src/blog_comment.php?user=&amp;xy=&amp;blogtype=1&amp;id=5498">qui, sul &#8220;Ponte&#8221;</a></p>
	<p><a href="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2012/05/tremonti.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-626" title="tremonti" src="http://lucamichelini.eu/wp-content/uploads/2012/05/tremonti.jpg" alt="" width="300" height="291" /></a>
</p>
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		<title>L&#8217;antisemitismo neofascista a Como</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Jan 2012 20:39:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Michelini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[<p>L'antisemitismo neofascista a Como di Luca Michelini "Forni sei falso come i forni di Auschwitz": così recita l'indecente scritta apparsa sui muri dell'Istituto storico di via Brambilla, a Como; è firmata dal gruppo neo-fascista Ordine Nuovo, ma in effetti è farina del sacco di Forza nuova, organizzazione politica appena insediatasi in via Milano alta per contrastare, dichiara, "il degrado dell'immigrazione". Prova che la scritta sia opera di FN è la lettera che il responsabile... <a href="http://lucamichelini.eu/2012/01/26/lantisemitismo-neofascista-a-como/">Leggi tutto</a></p>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><em>L&#8217;antisemitismo neofascista a Como</em></p>
	<p>di Luca Michelini</p>
	<p>&#8220;Forni sei falso come i forni di Auschwitz&#8221;: così recita l&#8217;indecente scritta apparsa sui muri dell&#8217;Istituto storico di via Brambilla, a Como; è firmata dal gruppo neo-fascista Ordine Nuovo, ma in effetti è farina del sacco di Forza nuova, organizzazione politica appena insediatasi in via Milano alta per contrastare, dichiara, &#8220;il degrado dell&#8217;immigrazione&#8221;. Prova che la scritta sia opera di FN è la lettera che il responsabile dell&#8217;ufficio stampa di FN-Lario ha indirizzato al Sen. Forni, il cui cognome ha dato spunto al vergognoso gioco di parole e la cui vita politica è tra le più limpide e positive dell’Italia democratica e repubblicana.</p>
	<p>A leggere i testi di FN (la lettera recapitata e i testi consultabili su internet) si è posti di fronte all’ennesima declinazione delle ripetitive litanie neo-naziste e neo-fasciste, verbalmente aggressive, prevedibile preludio a qualche forma di violenza. Vi troviamo la critica del sistema economico-istituzionale vigente, fondato sul connubio tra strapotere bancocratico, massonico e comunista: i testi parlano di &#8220;capitalcomunismo&#8221; e gli obiettivi polemici sono tanto Monti, longa mano del sistema bancario-usuraio, quanto i paladini (se la prenderanno con Napolitano?) dell&#8217;estensione della cittadinanza. Vi è poi l&#8217;esaltazione di una nuova nazione, naturalmente fondata sulla purezza religiosa (cattolica), culturale ed etnica del &#8220;popolo&#8221; italico. Incardinata su corporazioni partecipative (ma non si parla di &#8220;corporazione proprietaria&#8221;) e sulla proprietà diffusa (forse nella speranza di costituire il nuovo punto di riferimento di medi ceti proprietari delusi da altre formazioni xenofobe e incalzati da processi di proletarizzazione), la società vagheggiata da FN passa, ovviamente, per lo scardinamento della vigente Costituzione.  L&#8217;obiettivo è instaurare una società radicalmente disegualitaria e gerarchica (&#8220;Gerarchia&#8221; fu la rivista ufficiale del fascismo), ispirata all&#8217;antico regime, incardinato su trono e altare e sulla distinzione in ordini. Si vuole insomma la sovversione dei principi democratici e della civiltà occidentale: all&#8217;umanità e quindi ai diritti individuali e all&#8217;eguaglianza davanti alla legge si vuole sostituire il gruppo – cioè un popolo, una razza biologica oppure una razza spirituale, religiosa, una stirpe ecc. -, che si definisce secondo i criteri i più diversi, ma sostanzialmente attraverso la distruzione del &#8220;diverso&#8221;: diverso per opinione politica, per morale professata, per religione, per obiettivi sociali perseguiti.</p>
	<p>A questi principi s’ispira l&#8217;azione di FN nel comasco: ricordiamo la contestazione di Luxuria, e quindi l&#8217;omofobia, la contestazione delle iniziative (ospitate dallo Xanadù) volte ad estendere la cittadinanza agli immigrati, gli striscioni inneggianti la &#8220;moneta di popolo&#8221; e la lotta all&#8217;usura, l&#8217;individuazione del nuovo &#8220;nemico&#8221; da combattere nell’immigrazione e nei rom.  La scritta di via Brambilla è una tappa di questa escalation, che evidentemente vuole arrivare all&#8217;appuntamento delle amministrative e delle politiche.</p>
	<p>La scritta è tuttavia particolarmente significativa, perché ha un dichiarato intento &#8220;negazionista&#8221;: è cioè volta a negare il dato di fatto dei campi di sterminio e della soluzione finale intesa come eliminazione fisica di popoli &#8211; anzitutto gli ebrei e i rom &#8211; , di oppositori politici, di supposti &#8220;degenerati&#8221; (dagli omossessuali ai disabili). Voglio ricordare un celebre passo di Primo Levi, che testimonia come le SS si rivolgessero ai prigionieri dei campi di concentramento con le seguenti parole. &#8220;In qualunque modo questa guerra finisca, la guerra contro di voi l&#8217;abbiamo vinta noi; nessuno di voi rimarrà per portare testimonianza, ma anche se qualcuno scampasse, il mondo non gli crederà. Forse ci saranno sospetti, discussioni, ricerche di storici, ma non ci saranno certezze, perché noi distruggeremo le prove insieme con voi. E quando anche qualche prova dovesse rimanere, e qualcuno di voi sopravvivere, la gente dirà che i fatti che voi raccontate sono troppo mostruosi per essere creduti: dirà che sono esagerazioni della propaganda alleata, e crederà a noi, che negheremo tutto, e non a voi. La storia dei lager saremo noi a dettarla&#8221;.</p>
	<p>Forza nuova è dunque un movimento da ricondurre in modo organico proprio a quell&#8217;universo politico e sociale che ha pianificato e realizzato la soluzione finale.</p>
	<p>Sarebbe perciò gravissimo e imperdonabile errore sottovalutare la portata delle azioni politiche di FN o considerarla un interlocutore politico, come purtroppo è già avvenuto quando è stata ospitata in meeting di rilievo nazionale. Tanto più netta e chiara deve essere la presa di distanza da questa forza neo-fascista e antisemita, quanto più viviamo un periodo di crisi economica e sociale acutissima. Infatti, se le classi dirigenti europee non riprenderanno con decisione il cammino dell&#8217;integrazione politica e sociale e l&#8217;originario disegno europeista, dall&#8217;indubbio orizzonte liberale e socialista (rimando al &#8220;Manifesto di Ventotene&#8221;), rigettando le attuali assurde politiche deflazioniste, si aprirà inevitabilmente la strada all’esasperazione sociale, fucina di nazionalismo, di bellicismo, di consenso per aggregazioni come FN.</p>
	<p>Da un lato FN è il sottoprodotto di una stagione culturale e politica che ha teso a minimizzare le colpe storiche del fascismo e che ha criticato, in nome di varie forme di elitarismo, i valori e l’architettura istituzionale della Costituzione. Dall’altro lato la presenza di FN sposta l&#8217;asticella del perimetro democratico sempre più in basso e a destra, facendo passare per &#8220;moderati&#8221; partiti che della xenofobia nazionalistica e dell&#8217;aggressività – per ora soprattutto verbale, e più con i deboli, che con i forti come i mafiosi, p.es. – hanno fatto un esplicito baluardo.</p>
	<p>Di fronte ad  una pubblica opinione comasca che si distingue per non inorridirsi e prendere nettamente le distanze dagli editoriali di noti giornalisti che inneggiano, protetti da ricchissimi e altrettanto noti redditieri e imprenditori, allo scontro di civiltà e che bollano i rom come &#8220;ammorbanti&#8221; e come gruppo da espellere dal consesso sociale, è venuto il momento di ricordare, di non dimenticare, che la democrazia ha dovuto soccombere più che per la forza degli avversari, per la mancanza di coraggio, di organizzazione, di risolutezza, di lucidità e saldezza e intransigenza culturale e politica.</p>
	<p>I dintorni polemici:<a href="http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_gennaio_29/volti-duce-claretta-petacci-benito-mussolini-muro-fucilazione-mezzegra-como-1903057174972.shtml"> Corriere della sera</a>, <a href="http://www.corrieredicomo.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=35833&amp;catid=14:prima-pagina">Corriere di Como</a>, <a href=" http://lucamichelini.eu/wp-admin">fanpage</a>, <a href="http://www.corriereinformazione.it/2012013016957/attualita/benito-mussolini-e-claretta-petacci-ricordati-con-una-lapide-ed-e-subito-polemica.html">Corriereinformazione</a>, <a href="http://mediterranews.org/2012/01/benito-mussolini-e-claretta-petacci-la-foto-della-discordia-accade-a-mezzagra/">Mediterranews</a>, <a href="http://vocedellafogna.wordpress.com/2012/01/29/schiaffo-ai-gendarmi-della-memoria/">Fomento KulturKampf</a>
</p>
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