Dalla “dottrina Krugman-Stiglitz” alla dottrina “Keynes-Marx”
17 novembre 2011 di Luca MicheliniScopo di queste pagine è proporre alcune riflessioni sulla crisi attuale prendendo spunto, ed analizzando, due impegnativi testi di due premi nobel per l’economia, Paul Krugman e Joseph Stiglitz, autori rispettivamente di Il ritorno dell’economia della depressione e la crisi del 2008 (Garzanti, 2009) e Bancarotta. L’economia globale in caduta libera (Einaudi, 2010). L’importanza di questi due lavori non può essere sopravvalutata anche perché contengono un’analisi impietosa sia dei meccanismi capitalistici di mercato, sia del sistema sociale, politico e geopolitico che quei meccanismi sottendono. Queste pagine, tuttavia, non nasconderanno anche talune debolezze delle analisi proposte dai due economisti americani, che perciò costituiscono soltanto una propedeutica (per quanto salutare) introduzione al pensiero di Keynes e di Marx, che rimangono autori imprescindibili per comprendere alcune caratteristiche di fondo del sistema economico capitalistico. I contributi di Krugman e Stiglitz, insomma, sono molto utili per impostare in modo proficuo una discussione sulla crisi finanziaria e industriale in atto; poiché tuttavia le tesi dei due economisti si riveleranno non del tutto prive di pregiudizi ideologici, esse costituiscano solo un primo passo nella direzione di un sistematico approfondimento dei più recenti meccanismi di mercato e degli strumenti di politica economica adatti ad un loro governo e al loro superamento.
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