“Primarie vere”? Analisi e prospettive per Como
21 settembre 2011 di Luca MicheliniWarning: sprintf() [function.sprintf]: Too few arguments in /home/luca6424/public_html/wp-content/plugins/addthis/addthis_social_widget.php on line 1271
1. Ho partecipato sin dall’inizio, come comune cittadino non iscritto ad un partito e non avendo mai ricoperto un incarico politico o amministrativo di alcun genere, all’esperienza di “Primarie vere per Como”. Con la conferenza stampa delle forze che hanno codificato la carta dei valori e le regole per le primarie (PD, SEL, PSI, PACO, Primarie vere per Como), siamo giunti ad uno snodo decisivo.
2. L’attuale svolgimento delle primarie comasche appare segnato da vari solchi. Da una parte una sorta di “conta interna” al PD, poiché i candidati in pectore di fatto sono espressione delle correnti dell’attuale PD. Dall’altra parte SEL e PACO, che hanno stretto un patto perché SEL come partito a Como non esiste e PACO ha compreso i limiti municipalistici della sua azione, entrano in questo stesso gioco, perché appunto ne accettano le regole, sperando di “approfittarne” (mi scuso per il brutto termine), di fare i “guastatori”, uscendone alla fine vittoriosi. Come a Milano, insomma. Il PD, timoroso di perdere come a Milano, per ora non punta apertamente su un cavallo preciso, anche se le forze in campo sono del tutto evidenti.
Anche le regole delle primarie sono fortemente influenzate da questo gioco. “Primarie vere” ha ottenuto il risultato di semplificare la raccolta delle firme per i candidati e la cornice valoriale; ma la sostanza non cambia: 250 firme e, soprattutto, i tempi di raccolta e di svolgimento delle primarie, nonché le curiose norme di autoregolamentazione (anche finanziaria: si stabilisce un tetto basso, giustamente, ma come ignorare i fiumi di soldi che stanno dietro, di fatto, a partiti come il PD?) mandano un forte segnale politico: solo le forze già organizzate sono in grado di… organizzarsi per tempo.
Infine è evidente che la conferenza stampa segna una sorta di confine psicologico per quelle forze politiche (come FED e IDV ma anche altre, come le liste civiche, ambiguamente indifferenti alla distinzione tra destra e sinistra) che penso sarebbe opportuno coinvolgere, se davvero si vuole battere la destra comasca. Chi è dentro il recinto guarda con diffidenza chi è fuori, il quale non ha una gran voglia di entrare.
E così i giochi sembrerebbero fatti e si rafforza la sensazione che le primarie siano “una conta interna”.
3. Questa strategia palesa evidenti limiti. Proprio per questo esistono ancora, ritengo, degli spazi d’iniziativa per “primarie vere”, per evitare che si ripropongano, di nuovo, “primarie false” e dunque per evitare l’ennesima vittoria delle destre.
È necessario battersi perché la logica fin qui prevalente venga rovesciata: le primarie devono essere primarie della città, e non primarie di organizzazioni che si limitano ad una consultazione per poi di nuovo escludere i cittadini dall’amministrazione.
Le primarie sono “vere” solo se sono lo strumento per recuperare spazi di democrazia, la cui assenza è la vera causa della nostra crisi di civiltà, a livello nazionale come a livello cittadino.
Per recuperare questa democrazia il primo e fondamentale passo che avrebbero dovuto fare le forze politiche, e che ancora possono fare, tutte, è quello di una impietosa critica, cioè presa di coscienza, degli errori e delle sconfitte passate, nonché delle caratteristiche del tutto particolari di Como, chep.es. la differenziano da Milano. La povertà della vita politica comasca si evidenzia proprio nel fatto che analisi del passato mancano del tutto, e quando ci sono non escono dal recinto delle “conte interne” a questa o quella organizzazione (partitica, associativa ecc.).
4. Provo a sintetizzare i fallimenti da cui escono tutte le opposizioni alla giunta Bruni, una delle più disastrose di tutte i tempi e di tutte le città lombarde (almeno):
a) le precedenti primarie finirono con una sonora sconfitta elettorale (anche frutto di “primarie false”?);
b) la precedente (attuale) legislatura amministrativa è stata segnata anche dalla incapacità da parte delle opposizioni di svolgere un effettivo controllo sull’operato della destra;
c) le opposizioni o non hanno voluto o, più generosamente, non hanno saputo fare cadere Bruni quando era giusto e opportuno che cadesse;
d) le opposizioni non si sono mosse di fatto come una coalizione (secondo il mandato delle precedenti primarie), ma si sono sfaldate e contrapposte a vicenda, favorendo così ora il “consociativismo” di alcuni, ora l’autoreferenzialità di altri, ora battaglie di mera testimonianza. Il risultato di questo sfaldamento è sotto gli occhi di tutti: “primarie vere” rischiano di diventare “primarie false” e la destra rischia di vincere nuovamente, nonostante i disastri di cui si è stata protagonista.
e) a tutto questo si aggiunga che il quadro comasco risulta particolarmente in ritardo rispetto alle evoluzioni politiche e, soprattutto, culturali che avvengono altrove.
- Si stenta a prendere coscienza che i tempi sono mutati e che la crisi impone un radicale cambio di rotta, che rimetta l’agire pubblico e democratico al centro dell’azione politica, economica e sociale. Il neo-liberismo imperversa ancora a sinistra, in mille modi.
- Non si comprendono i più intimi meccanismi della evoluzione economica e sociale in atto, che vede Como al centro di una delle regioni più industriali del mondo. Certo una regione industriale in rapido mutamento ma proprio per questo bisognosa della definizione di un nuovo ruolo della polis: concepita come snodo di una più ampia area metropolitana, come centro della produzione di informazione e di conoscenza, come erogatrice di welfare e opportunità (di genere, di generazione, di lavoro, di cittadinanza ecc.), come fulcro di piani territoriali ed anche industriali, come erogatrice di beni pubblici e beni comuni, come garante di effettivo pluralismo etico, sociale, imprenditoriale e politico, come perno di effettiva laicità.
- Nel tentativo elettoralistico di guadagnare voti moderati (al centro, a destra ecc.) non si comprende (nelle liste civiche come nei partiti) l’attualità e l’importanza e il valore della distinzione tra destra e sinistra: una distinzione che ha ragioni socio-economiche e culturali di lunghissimo periodo, prim’ancora che politiche, e che oggi è assolutamente necessario rimarcare, per impedire che il nostro Paese e la nostra città ripropongano esperienze consociative, xenofobe, confessionali e autoritarie.
- Queste insufficienze culturali impediscono, infine, la costruzione di unorganico programma di governo cittadino, innovativo nel metodo e nei contenuti. Nel metodo, perché solo la democrazia e la partecipazione sono in grado di governare per davvero il cambiamento, indirizzandolo verso il progresso e impedendo il sorgere di nuovi sistemi reazionari. Nei contenuti, perché non si capisce che la città può e deve ridiventare il fulcro della nascita di nuove esperienze sociali e amministrative incentrate su un’organica complementarietà tra azione collettiva e azione individuale (fondate su differenti formule proprietarie), senza la quale qualsiasi ragionamento di carattere amministrativo (urbanistica, politica industriale, politica dei consumi, ambiente, politica culturale, politica scolastica, ex-municipalizzate, servizi sociali ecc.) è destinato a fallire:perché subirà, in modo del tutto passivo, i cambiamenti epocali in corso. Solo la consapevolezza che le ricette neo-liberiste – siano esse di destra (Berlusconi), di centro-sinistra (Prodi&epigoni) o apparentemente “neutrali” (BCE, Banca d’Italia, agenzie di rating, FMI, uffici studi di Unicredit, “Corriere della sera”, “Sole24ore”, economisti della Bocconi, ecc.) – sono la CAUSA DELLA CRISI e ci porteranno nel baratro, solo questa consapevolezza può costituire la base su cui costruire in modo creativo e pluralista una nuova stagione amministrativa. Basti pensare all’esperienza attuale di Napoli, dove sta nascendo un nuovo modello di gestione del bene comunque acqua, capace di oltrepassare gli ostacoli di natura normativa che la legislazione nazionale continua a frapporre, in nome del liberismo, alla volontà popolare espressasi nei referendum.
5. La poca lucidità politica non fa comprendere la grande forza della destra comasca e la grande debolezza della sinistra, che invece a Milano è ancora radicata.
E’ il variegato mondo cattolico che a Como tira le fila di gran parte dei discorsi politici, sia a destra, che a sinistra: segno che la tradizionale autonomia della sinistra è di fatto scomparsa, lasciando lo spazio ad altre egemonie e privando la città di un effettivo pluralismo, senza del quale la democrazia qui a Como, come in Italia, è parola vuota.
La poca lucidità politica non fa comprendere che a Como diviene un compito prioritario, battersi perché con le primarie risorga una sinistra comascavera, trasparente, netta, libera, che non ha più bisogno di nascondersi sotto mentite spoglie e che, in modo trasversale a partiti e associazioni e a culture di provenienza (compresa quella cattolica, spesso molto più laica di certi sedicenti laici o di molti non religiosi), ricominci a ragionare a tutto campo, partendo da idee-forza, da programmi e solo dopo individuando uomini e donne in grado di concretizzarli. Il fatto stesso che gran parte della (ultra spezzettata) sinistra comasca ragioni solo in termini di candidature, pesando (berlusconianamente, cioè in modo televisivo) questo e quel candidato, o ragioni in termini di mera logica partitica (le riunioni ristrette in cui si decidono le sorti del mondo, i patti, le correnti, le segreterie autoreferenziali,la mancanza di vera organizzazione sul campo ecc.): tutto questo dimostra quanto debole (al limite della inesistenza) questa sinistra sia diventata.
A Como esiste una grande fetta di cittadini che non ha più rappresentanza politica effettiva e quindi non partecipa più alla vita politica e che, se capace di ritrovare una propria identità, può costituire una risorsa immensa per l’intera collettività.
Il problema non è vincere le primarie con un “Pisapia comasco”: il problema è spostare l’asse politico cittadino a sinistra, è ridare fiato alpluralismo; il problema è riorganizzare e valorizzare le tante esperienze accumulate e sistematicamente rigettate dalle rappresentanze partitiche e amministrative.
Le primarie saranno “vere” solo se rimetteranno in moto la partecipazione effettiva della cittadinanza, a prescindere dalle appartenenze. Solo in questo modo Como potrà davvero cambiare e le primarie potranno diventare un enorme polmone di energie. Solo in questo modo a Como potrà iniziare un percorso capace di democratizzare le istituzioni, di realizzare nuove forme di partecipazione e di sovranità.
6. Personalmente è per questo progetto che voglio battermi: per tentare di fare rinascere a Como una sinistra vera, la cui forza è anzitutto, come è sempre stato, nella autonomia culturale (cioè di analisi, anzitutto), prim’ancora che politica e partitica; voglio battermi per tentare di rimettere in modo la democrazia e la partecipazione, andando oltre le divisioni e i mandati politici.
Questo tentativo si sta svolgendo al di fuori dei partiti esistenti e vuole essere deliberatamente trasversale: perché punta per davvero alla realizzazione dei principi codificati nella nostra Costituzione. Non dobbiamo mai dimenticare che la Costituzione è nata anche dall’esperienza della grande crisi del 1929, oltre che dalla lotta contro il nazi-fascismo e dall’incontro realetra tradizioni politiche prima di allora (1943-1946) l’una contro l’altra armate.
Ma forse è proprio per questi stessi limiti – la mancanza di forze partitiche alle spalle, pur nella consapevolezza dell’importanza imprescindibile di partiti veri– che il tentativo ha senso e può avere un futuro.
Ora è venuto il tempo della responsabilità personale: basta con l’indifferenza, basta col tirarsi fuori dalla mischia, basta rimanere spettatori, basta aspettare scese in campo altrui, basta ridurre la politica a pettegolezzo sul candidato.
Ora è venuto il tempo di non delegare più ad alcuno il potere sovrano.
Ora è venuto il tempo di ricordarci il significato della nostra Costituzione.
Ora sta a tutti noi non lasciarci soli.
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